Il significato del VITRIOL nella Libera Muratoria

L’acrostico VITRIOL è una delle prime cose che l’iniziando incontra nel suo percorso verso la Luce. Durante la permanenza nel gabinetto di riflessione egli ha l’occasione di contemplare alcuni simboli che ancora sono oscuri alla sua mente cosciente, ma che cominciano a entrare e far breccia nell’animo per divenire infine fondamentali nella comprensione del percorso iniziatico e nella maturazione del Principio Spirituale.

Tra questi simboli, molti dei quali sono di origine ermetica, si trova anche questo acrostico. La sua analisi si svolge su diversi livelli. Se lo analizziamo infatti come acrostico possiamo considerarlo come “riassunto” del percorso massonico e come cardine del simbolismo del Gabinetto di Riflessione.

Analizziamolo quindi come acrostico. Lo sviluppo è una frase latina: Visita Interiora Terrae (o Tui) Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Il significato è facilmente comprensibile e indica un Lavoro profondo le cui implicazioni sono immense: indaga le profondità della Terra (o di te stesso) purificando otterrai la Pietra Occulta[1]. Si tratta dell’essenza del percorso iniziatico. Chi si incammina su questa Via deve indagare, cercare di comprendere l’intima natura delle cose e di sé, consapevole dell’inscindibilità del macrocosmo e del microcosmo. L’uso di un acrostico permette così di comprendere nella “T” di VITRIOL entrambi i significati senza dover precisare nulla. Lo sviluppo serve solo a capire il senso, ma non deve mai sostituire l’acrostico nella simbologia. Esso infatti ridurrebbe le possibilità interpretative e andrebbe contro alla natura stessa dell’Iniziazione che è sintetica e non analitica. Compito dell’Iniziato è trovare le corrispondenze per unire ciò che apparentemente è diviso e non scindere le parti per “analizzarle”. Lo scopo è ottenere la Pietra Occulta, quella Pietra Filosofale di cui parlano gli Alchimisti e che è la manifestazione più perfetta della natura vera, sintesi delle parti che si equilibrano nel modo più elevato, manifestando così il loro occulto potere spirituale.

Importante è il metodo indicato per raggiungere lo scopo. L’Iniziato deve “rettificare” la materia e se stesso. “Rettificare” è termine tecnico comune all’Alchimia, alla chimica e a vari altri mestieri come quello del fabbro. Nell’artigianato esso indica l’azione atta a rendere liscio e diritto ciò che non lo è. Quando il coltellinaio, per esempio, tempra una lama, questa tende a piegarsi leggermente. L’artigiano deve, quindi, togliere del materiale per renderla nuovamente diritta. Per l’Alchimia e la chimica “rettificare” significa purificare, togliere l’impurità. In ogni caso si tratta di eliminare le “scorie”, ovvero quei difetti che impediscono all’essenza vera e splendente della cosa di manifestarsi. Questo dunque è il Lavoro Iniziatico: eliminare le impurità per far risplendere nella sua piena bellezza il Principio Primo. E il Lavoro è a doppio senso: verso l’interno l’Iniziato deve agire su di sé e verso l’esterno deve agire sul mondo. Un Lavoro a senso unico diverrebbe inutile, incompleto. Chi si dedica all’Opera non può ottenere la Pietra Occulta se prima non ha rettificato se stesso. Per chiarire ulteriormente questo principio ricordiamo l’altra, e meno comune, versione dell’acrostico stesso: VITRIOLUM, dove le ultime lettere indicano le parole Veram Medicinam[2]. Queste due ultime parole indicano un altro oggetto della ricerca alchemica: l’Elisir di lunga vita, panacea di tutti i mali. Non è in realtà una cosa diversa dalla Pietra Occulta. Le due cose sono diverse forme della stessa essenza: la Pietra è la fase solida, mentre l’Elisir è la fase liquida. “Veram Medicinam” diventa quindi un’ulteriore precisazione del senso della frase. A questo, dopo tutto, serve il Lavoro Iniziatico: a eliminare quei difetti e quei vizi dati dalla materialità che possono essere visti come malattie dell’essere umano autentico. Colui che ha realizzato l’Opera è immune da ogni sofferenza perché ha superato quella realtà bassa che ne è all’origine.

Ma VITRIOL può essere interpretato e letto anche come parola e non solo come acrostico. Si tratta infatti della traduzione latina del termine “vetriolo”. Attualmente con questo termine si intende l’acido solforico (H2SO4) ma nei secoli scorsi il significato era più ampio. Anticamente si designavano con questo termine tanto l’acido quanto i solfati, sali, cioè, di zolfo. In tal senso il termine VITRIOL viene usato in molti testi alchemici per indicare a volte la materia di partenza dell’Opera (intendendo quindi i solfati) e a volte il Solvente Universale (intendendo l’acido) che si usa nel Lavoro per dissolvere e purificare.

L’indicazione della materia di partenza è una trappola per sciocchi. La natura di questa materia è infatti il più nascosto dei segreti degli Alchimisti. Spesso essi hanno indicato con precisione le fasi dell’Opera e i metodi operativi, tralasciando la materia di partenza. La ragione è semplice: solo chi è degno di compiere l’Opera scoprirà tale segreto. Gli sciocchi, o chi si dedica all’Alchimia con secondi fini, incapperanno invece nella trappola del VITRIOL, lavoreranno sui solfati e ne otterranno solo acidi a altri sali.

Se invece pensiamo al Solvente Universale il senso diviene profondo. Per rettificare bisogna eliminare e abbandonare delle parti, parti di noi stessi che può essere doloroso rimuovere, vizi che ci danno quei piaceri apparenti che ci legano alla materialità e ci impediscono di proseguire sul cammino iniziatico. Per farlo serve dunque la forza del vetriolo, bisogna accettare la sua azione forte, perfino violenta, che porta però a uno stato migliore e avanzato. Del resto anche la nascita implica un dolore dal quale però passiamo per entrare nella vita. La perdita dell’illusione va accettata per quello che è, consapevoli del fatto che ciò che viene dopo è migliore e più vicino al centro spirituale da cui traiamo origine e che è scopo della ricerca iniziatica.

Infine dobbiamo contestualizzare il simbolo nel suo luogo all’interno del percorso massonico. Come si diceva, esso si trova sulle pareti del Gabinetto di Riflessione dove fa da fulcro a tutta una simbologia di matrice ermetica. Troviamo infatti i simboli del Sale, dello Zolfo e del Mercurio, simboli mortuari e scritte che indicano nel loro insieme i concetti della riflessione su di sé e la volontà di abbandonare le profanità per intraprendere una Via di purificazione e rinascita.

Tutto ciò avviene nelle viscere della Terra, simbolicamente rappresentate dal Gabinetto di Riflessione con le sue pareti nere e la sua scarsa luce. È nella Terra che il profano abbandona le sue scorie più pesanti e grossolane, è dalla Terra che egli inizia il suo viaggio. E tutto ciò avviene sotto l’egida e per mezzo del VITRIOL, che sarà scopo e strumento principale di tutto il suo percorso iniziatico.

Enrico Proserpio

 

[1] Traduzione non perfetta da un punto di vista letterale, ma che rende il senso della frase latina.

[2] Ricordiamo che nell’alfabeto latino classico la lettera “u” e la lettera “v” si scrivevano con il medesimo segno. Ecco dunque giustificato il fatto che la “u” di V...I...T...R...I...O...L...U...M... stia per Veram.

Posted on Maggio 23, 2018 in Articoli, Tavole di Loggia

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