Bigottismo massonico

Tempo fa su un noto social network (quanta poca eleganza in queste parole estere!) un amico e Fratello fu attaccato ferocemente, e insultato, da persone che si dicevano iniziate alla Massoneria, ma che, evidentemente, di tale Iniziazione nulla avevano capito. Il motivo dell’aggressione? Una semplice e banale domanda. Il Fratello chiedeva, in un gruppo dedicato all’argomento Massoneria, cosa ne pensassero i membri del suicidio.

I commenti furono un ammasso di pregiudizi, di banalità e di bigottismo. Molti dicevano che il suicidio non può che essere visto come negativo da un Iniziato e che il solo domandare a tal proposito non era cosa degna di un Massone. A tal proposito, in un commento, si invitava il Fratello a leggere il Saint Martin. Ora, da Martinista, non posso che ammirare Louis Claude de Saint Martin e riconoscerne la grandezza profetica. Ciò nonostante, credo sia opportuno ricordare che tale Maestro non è un autore massonico e che, per quanto abbiano elementi e origini in parte comuni, Massoneria e Martinismo non sono la stessa cosa.

Il primo punto è proprio questo. Ogni Via Iniziatica ha le proprie caratteristiche e le proprie idee e costituisce una precipua via verso il Centro di guénoniana memoria. Proprio il Guénon sottolinea l’unicità di ogni Via Iniziatica, dicendo che alcune Vie possono essere tanto differenti da combattersi tra loro. L’atteggiamento di chi commentò la domanda del Fratello sembra invece originato da quel qualunquismo, superficiale e ignorante, che vorrebbe tutti i percorsi iniziatici basati sugli stessi principi.

Inoltre quel “leggi il Saint Martin” detto (o, meglio, scritto) con tanta arroganza e supponenza lascia intravedere un atteggiamento di base dogmatico che con l’Iniziatismo nulla ha a che vedere. Il Saint Martin (o il Guénon o qualunque altro autore) è senza dubbio un grande Maestro, ma non è una divinità e le sue parole sono comunque e sempre discutibili, come quelle di qualunque uomo. Presentare i suoi scritti come fossero parola di Dio, indubitabile e vera alla lettera, è un’offesa ai veri Iniziati e alla memoria del Saint Martin stesso, che di sicuro non volle essere un nuovo Messia e mai pretese di avere la Verità in tasca.

Riguardo il tema del suicidio, che fu la scintilla scatenante l’incendio, possiamo con certezza dire che nelle diverse Vie Iniziatiche troviamo visioni diverse a riguardo. Se infatti nell’Iniziatismo di matrice cristiana il suicidio è visto negativamente (fermo restando che l’Iniziato nulla vive in modo assoluto), in altre Vie, di diversa matrice, è visto diversamente. Se gli antichi stoici lo ritenevano un atto meritevole per chi, vecchio o malato, fosse ormai inutile per la società, per i Samurai, la cui Via ha senza dubbio un forte carattere iniziatico, il suicidio aveva anche un alto valore di onore, di devozione al daimyo e di spiritualità.

Personalmente non vedo il suicidio come una cosa positiva, ma non condanno chi lo compie. Per i suicidi provo piuttosto pietà e compassione. Bisogna soffrire in modo atroce per giungere a compiere un atto tanto estremo. Credo sia veramente poco iniziatico, e anche assai poco umano, condannare senza appello chi soffre a tal punto. Ed è altrettanto poco iniziatico attaccare con arroganza e maleducazione chi, semplicemente, pone una domanda sul tema senza nemmeno esprimere un giudizio (favorevole o contrario che fosse) a riguardo. La prima virtù del Massone è la tolleranza (o il rispetto secondo la Massoneria inglese) e la sua prima manifestazione è senza dubbio la capacità di discutere e dialogare con chi la pensa diversamente su qualunque tema senza attaccare e senza voler imporre la propria visione. Soprattutto se tale visione non viene dalla Massoneria, ma da vie differenti (ed evidentemente mal digerite e comprese).

Al di là del tema del suicidio, ho riscontrato spesso in molti Massoni una sorta di “religiosità” nell’affrontare la Massoneria e una concezione restrittiva della stessa. La frase “questa cosa non è massonica” è una delle più frequenti nei discorsi di queste persone. Ora, che la Massoneria non sia una religione dovrebbe essere cosa chiara fin dall’inizio del percorso, ma a quanto pare per molti non lo è. A questo atteggiamento si aggiunge sempre la compenetrazione tra diverse Vie. Come si diceva prima, una certa superficialità fa in modo che i Massoni introducano elementi esterni alla Libera Muratoria nel percorso. E fin qui non ci sarebbe nulla di male. Il problema è che molti pretendono che tali elementi (provenienti da idee preconcette sociali, religiose o morali) debbano essere validi per tutti. Da qui nascono le discriminazioni tra cose che si presumono massoniche e cose che si presumono non massoniche. Dico “che si presumono” perché non esistono cose massoniche o meno (se si esclude l’aspetto oggettivo della simbologia).

La Massoneria, come ogni via iniziatica, non è un’associazione a cui ci si dedica solo poche ore alla settimana o al mese. È un percorso che forma la persona, che deve aprire l’Anima, la Mente e lo Spirito a un nuovo e più elevato modo di vedere il mondo, la vita e l’Umanità. E tale lavoro su se stessi è propedeutico allo scopo del Massone nel mondo: il bene e il progresso dell’Umanità. È quindi ovvio che il Massone, vivendo nel mondo e dovendo lavorare massonicamente in esso, non può porre confini all’indagine e alla conoscenza. Del resto in alcuni rituali di passaggio al secondo grado[1], il nuovo Compagno si sente ricordare che “nulla è estraneo alla Libera Muratoria”. Come potrebbe essere altrimenti? Nessun percorso di tipo spirituale può escludere da sé una parte del reale. È quel che molti atei non comprendono dell’atteggiamento politico di quei credenti che vorrebbero che lo stato legiferasse in base ai precetti morali della loro religione. Queste persone, molto credenti, forse a volte fanatiche, interpretano il mondo secondo la loro Via verso il divino e per questo si battono perché ciò che per loro è giusto diventi, o resti, legge.

Questo atteggiamento è tipico di spiritualità piuttosto primitive, fanatiche e rigidamente dogmatiche, come certe derive delle religioni (fanatismo islamico, sette integraliste cristiane, alcune derive anche del cattolicesimo…) mentre il Massone dovrebbe propugnare le virtù massoniche ovvero la tolleranza, il rispetto, la libertà e l’umana fratellanza. Questo non perché egli separa politica e spiritualità, ma perché il Massone sa (o dovrebbe sapere) che senza libertà non c’è crescita spirituale. È infatti necessario, per il progresso dello Spirito, che le persone possano ricercare e sperimentare (nel limite del rispetto dell’altro) per poter trovare la propria Via.  In un clima di libertà il singolo può decidere quale via prendere. Se vorrà seguire quella della religiosità rigida e dogmatica sarà libero di farlo. Del resto l’Iniziatismo non è per tutti. Chi non è in grado di sopportare la responsabilità delle scelte etiche e l’incertezza di una via di indagine spirituale, si rivolge a qualcosa di preconfezionato e già pronto, possibilmente con chiari e semplici principi a cui affidarsi ciecamente. Lo sottolineava già decenni fa un geniale economista, sociologo e Massone: Giuseppe Palomba.

Così scrive Antonio Dentice d’Accadia nella sua opera “L’economista Giuseppe Palomba”:

…il magismo, la magia pura, l’uomo davvero risvegliato e che vede da sé i reali fenomeni che reggono il mondo (e non un volgare ciarlatano), appartiene all’universo solare; quando questa visione viene offuscata, allora si origina la religione: l’uomo, incapace di vedere da sé, si affida all’altrui dogmatismo, facendo della dimensione religiosa l’universo lunare della dimensione magica; quando invece la religione, subendo una ulteriore deformazione, diventa una setta che abbaglia in un impreciso vorticare i suoi appartenenti, si ha l’universo di Venere; infine, con l’ateismo o lo scetticismo sfrenato e illogico, siamo nell’universo di Saturno: l’ultima e peggiore deformazione del solare, diventandone la polarità opposta. Dalla spiritualità del mago, all’aridità materialistica dell’ateo.[2]

I quattro universi che il Palomba distingueva erano l’uno la degradazione e degenerazione dell’altro. Non mi dilungo qui sulla descrizione del pensiero di questo autore. Segnalo solo il fatto che l’idea dei quattro universi non è pura invenzione del Palomba, ma corrisponde ai quattro mondi della Qabbalah o, se preferite, alle quattro fasi dell’Opera alchemica (Nigredo, Albedo, Citrinitas, Rubedo).

Quel che conta qui è che l’atteggiamento discriminatorio, moralista e dogmatico non appartiene alla Massoneria, che è una forma spirituale dell’universo solare, ma appartiene alla religiosità lunare o, se espressa con fanatismo e rigidità assoluta, alla modalità emotiva, intransigente e a tratti violenta dell’universo di Venere. Questo non solo non è un atteggiamento iniziatico, ma, mi sia concesso dirlo, è addirittura contro-iniziatico. Il compito dell’Iniziato è comprendere e unire, non discriminare e dividere.

Oggi, purtroppo, questi Massoni dogmatici, persone iniziate solo formalmente, ma del tutto inadatte al percorso massonico, sono sempre di più. Sarebbe forse il momento per chi ha la consapevolezza dei valori massonici di prendere le redini della questione e cominciare a combattere questa degenerazione. Inoltre bisognerebbe ricominciare a fare le tegolature in modo serio. Un tempo la tegolatura prevedeva un periodo, a volte lungo, di frequentazione con dei Maestri Massoni che ponderavano attentamente la richiesta del bussante. Oggi questo periodo si è ridotto a un semplice colloquio che certo non può garantire la serietà della persona.

Inoltre molti Maestri Venerabili hanno una sorta di frenesia produttivista, quasi che la Loggia fosse un’azienda che deve “fare numeri”. Questo modo di governare gli “affari massonici” sicuramente porta capitazioni che permettono alle Logge di pagare l’affitto dei Templi, ma non fa bene alla serietà della Libera Muratoria e ne riduce lo spessore spirituale e culturale. In questo modo la Massoneria italiana ha smesso di essere il faro che guida la società e crea grandi uomini, intellettuali e, perché no, politici di classe, per diventare lo specchio della decadenza civile, morale e culturale del nostro popolo.

Mi chiedo se un giorno la Massoneria italiana riuscirà a liberarsi di tutti i dogmatici, gli arroganti, i supponenti, le prime donne e gli arrivisti del nulla che infestano oggi le Logge. Anche se la situazione che vedo intorno a me non è delle migliori, non perdo la speranza. Nel frattempo, perdonate questo piccolo sfogo.

Un Triplice Fraterno Abbraccio

Enrico Proserpio

[1] Si fa qui riferimento ai Rituali di Rito Scozzese Antico e Accettato.

[2] Antonio Dentice d’Accadia, L’economista Giuseppe Palomba, Bonanno Editore, 2013, pag. 59.

Posted on Dicembre 12, 2017 in Articoli, Tavole di Loggia

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