Scienza, religione e magia

In questi tempi si fa un gran parlare di esoterismo, religione, magia, scienza. E spesso lo si fa a vanvera, con credenti che accusano la scienza di mentire e pretendono che valga di più un testo antico che non la prova oggettiva dei fatti, con materialisti e scientisti che deridono le religioni dimostrando solamente la propria totale ignoranza sull’argomento e con gente di tutti i tipi che ritiene la magia una superstizione medievale, schernendo chi la pratica.

Dobbiamo dire che il proliferare di gruppi e gruppuscoli, ordini e ordinuscoli pseudo-esoterici che spesso praticano rituali da favoletta chiamandoli magia, non ha certo aiutato i veri maghi a tener alto il nome della loro arte. Negli ultimi due secoli si è andato sempre più creando un sottobosco di queste organizzazioni, ognuna con una dottrina più o meno fantasiosa, che non ha fatto altro che diffondere falsità, gettar fumo negli occhi alla gente e dar materiale ai non credenti con cui deridere chi crede. Sono perfino nati ordini con caratterizzazioni politiche, addirittura razziste, basati sul nulla o sulla confusione di vecchie dottrine prese qua e là in modo parziale e rimescolate in un’accozzaglia senza capo né coda. Un esempio è la cosiddetta “ariosofia”, che si spaccia per la conoscenza tradizionale “ariana”, ma che di tradizionale non ha proprio nulla, essendo solo un ordine pseudo-esoterico (o addirittura contro-iniziatico) che si basa sull’odio, la divisione, la menzogna.

Non tutto ciò che è stato pubblicato e diffuso negli ultimi due secoli è però da buttare. Non c’è dubbio che alcuni grandi Maestri abbiano prodotto ottime riflessioni e, inoltre, la stampa ha diffuso gli scritti degli autori più antichi. Non tutti coloro che li hanno letti li hanno però compresi e spesso si sentono delle affermazioni da far accapponare la pelle. Mi è capitato di sentir dire da una Sorella Martinista che l’esoterismo è anti-scientifico. Si parlava, in tale occasione, della teoria dell’evoluzione, teoria che la Sorella negava pur non avendo la benché minima preparazione scientifica e non conoscendo nemmeno le basi dell’evoluzionismo. La Sorella avrebbe dovuto ricordare di usare la cristiana virtù della Prudenza, che sicuramente le avrebbe suggerito di non giudicare senza conoscere. E se avesse poi letto Arturo Reghini avrebbe potuto trovare, nel suo scritto su Enrico Cornelia Agrippa, questa frase:

La Chiesa cristiana ha preteso sino a tempi abbastanza recenti opporre le sue credenze alle teorie ed ai risultati sperimentali scientifici, ed il fanatismo protestante sta ancor oggi battagliando in America contro la teoria della evoluzione, opponendole, non ragioni scientifiche, ma la lettera delle sacre scritture.[1]

D’altro canto non può avvenir altro quando si dimentica il dettame evangelico del

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.[2]

Diffondendo a tutti le dottrine esoteriche si è creata confusione, si è dato materiale delicato in mano a gente che non è in grado di comprenderlo e si è permesso che persone indegne potessero usare male le conoscenze acquisite per creare ordini senza spessore e senza forza per vanità, superficialità o, peggio, per far soldi e truffare gli ingenui.

Detto questo, credo sia opportuno cercare di fare un po’ di chiarezza sui termini. Anticamente il termine “scienza” era usato in senso molto più ampio di oggi. In essa era compreso tutto lo scibile umano, compreso quello “occulto” e teologico. Col tempo, la laicizzazione del sapere e l’aumento dello stesso, la conoscenza si è divisa in tanti rivoli diversi, specializzandosi sempre di più e rendendo rari quegli uomini che un tempo erano, a buon diritto, detti “filosofi” ovvero amanti del sapere. Anche la filosofia, oggi, è stata sminuita e svuotata, ridotta com’è a discorsi da salotto, spesso distaccati dalla realtà, sui massimi sistemi o, nel migliore dei casi, ad analisi socio-politica. Essa, che un tempo era cosa identica alla scienza, essendo i due termini sinonimi, è stata ridotta a brandelli da chi ha voluto separare le branche della conoscenza, dividere i filoni e gli approcci, dimenticando che una branca è tale solo se proviene da un tronco. E questo tronco è quel centro comune a tutti gli uomini di cui parlano gli Iniziati. Sia chiaro, non intendo dire che ogni scienziato oggi dovrebbe studiare tutti gli ambiti e tutte le branche della scienza e della filosofia. Non sarebbe possibile un simile sforzo. Intendo invece dire che si dovrebbe avere un approccio diverso, che non dimentichi la complessità del reale e che non escluda modi di vedere e di conoscere diversi da quello della propria specializzazione.

Visto che oggi la scienza, intesa nell’accezione moderna del termine, non comprende più tutto lo scibile umano, è meglio definire le cose, per comprendere come comportarci nei confronti dei diversi ambiti del sapere. Un simile problema se lo poneva già Agrippa, ma oggi è divenuto più pressante.

Partiamo dalla parola più vituperata: magia. Per “magia” si intende tutta la conoscenza delle cose. La magia è dunque la scienza dei magi, di coloro che conoscono i meccanismi della Natura e dello Spirito e possono usare tale conoscenza per compiere prodigi che, lungi dall’essere sovrannaturali o contro natura come gli stolti pensano, sono invece solo opera della natura e di chi sa usare i suoi segreti. In tal senso aderisco alla definizione del già citato Enrico Cornelio Agrippa, che divideva la magia in tre tipi: la magia naturale o fisica, la magia celeste o matematica e la magia cerimoniale o teologia.

La magia naturale o fisica studia le proprietà del mondo fisico, degli oggetti, dei materiali e cerca di usarle per raggiungere fini fisici. Qualcuno potrebbe pensare che questo è ciò che fa la moderna scienza e, in effetti, non gli si potrebbe dare torto. La magia naturale va però oltre l’approccio scientifico. Tra i vari corpi, viventi e non, ci sono interrelazioni che vanno oltre la banale materialità, relazioni che toccano il profondo e che non possono essere misurate in modo preciso e razionale, ma che appartengono a una sfera che non può che essere affrontata in modo anche soggettivo. E proprio questo è il limite (e il pregio) della moderna scienza. Riprendiamo il Reghini:

Quando si osservano i fenomeni del mondo terrestre e celeste, o si fanno in questo campo delle esperienze, il fenomeno o la esperienza viene osservata e misurata dall’esterno. […]

Sostanzialmente lo scienziato resta semplice spettatore del mondo esteriormente posto e sentito, e fa consistere la propria scienza nella registrazione e misurazione dei fenomeni e nella costruzione razionale di teorie per esprimerli e per spiegarli.[3]

Ed è proprio questo, secondo il Reghini, a provocare la diffidenza verso la spiritualità e la magia. Continua infatti l’autore:

Questo carattere delle esperienze e la consuetudine di questa attitudine hanno ingenerato la persuasione che non si possa e non si debba procedere altrimenti se si vuole mantenersi sul terreno dell’indagine scientifica; il che, praticamente, porta alla esclusione di tutte quelle esperienze in cui lo sperimentatore non si riduce, intieramente o quasi, alla parte di semplice spettatore dall’esterno, ma diviene parte in causa ed è nel medesimo tempo attore e spettatore.[4]

Questo tipo di esperienza è proprio ciò che il mago invece cerca e pratica per andare oltre il sapere prettamente materiale.

La magia celeste o matematica studia il mondo degli astri, del cosmo. Agrippa faceva riferimento alle “sfere celesti” che allora si credeva fossero di cristallo e circondassero la terra, secondo il modello tolemaico. Il discorso sui differenti modi di approccio vale anche qui. Se la moderna astronomia, con tutte le sue formule matematiche e le sue conoscenze fisiche, costituisce la parte materiale e razionale di questa magia, l’astrologia (nel suo senso nobile e non nel suo aspetto ciarlatanesco da oroscopo televisivo) ne costituisce l’aspetto esoterico.

La magia cerimoniale o teologia è la conoscenza delle cose divine, dei poteri e delle entità angeliche e demoniache che stanno dietro il velo del mondo sensibile. La parola “teologia” va intesa nel suo senso etimologico di “discorso su Dio” e non nel senso comune di dottrina di una religione qualunque. Questo tipo di magia è quella che gli Iniziati chiamano “vera religione”, quell’unica Verità spirituale che si nasconde dietro il velo del sensibile e dietro le rivelazioni, a volte apparentemente contraddittorie, delle varie religioni. I sacerdoti delle Chiese hanno spesso perso questo approccio e si sono adagiati sul dogma senza riuscire ad andare oltre. È a questo che il Reghini si riferiva nel brano precedentemente citato, quando parlava di “fanatismo protestante”. E nel Cattolicesimo, nell’Islam, nell’Ebraismo, il fanatismo non è certo minore! È proprio questo fraintendimento che porta la religione, ormai divenuta essoterica, a contrapporsi ostinatamente alla scienza, spesso facendo figure barbine nel negare l’evidenza. La vera religione, o teologia, accetta invece la scienza e la supera, andando oltre e indagando attraverso l’esperienza mistica, magica e rituale la natura del Divino. La religione dovrebbe ritornare all’inizio, all’approccio esperienziale. In particolare dovrebbe farlo la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, la quale a partire dalla scolastica ha ridotto la teologia a un sistema che nulla ha a che fare con la realtà, ma che deriva da pure elucubrazioni mentali. Diverso discorso vale il Cattolicesimo Ortodosso che ancora parte dall’esperienza mistica per conoscere Dio, pur tenendo presenti Scrittura e Tradizione. Tale è, infatti, la pratica degli Starets, i monaci ortodossi che pregando raggiungono lo stato dell’Estasi divina. Ecco un altro brano del trattato del Reghini al quale stiamo facendo ampio riferimento:

La magia, nelle sue tre suddivisioni, di fisica, matematica e teologia, fa dunque essenzialmente appello all’esperienza e perciò si trova naturalmente in opposizione con le religioni di tipo occidentale moderno, che non si limitano all’esercizio del culto, ma pretendono interloquire nelle quistioni di scienza, facendo appello alla fede ed all’autorità di una rivelazione, ed illudendosi beatamente che sia possibile consegnare in sacri testi la verità e rinchiuderla in formule, credi e simili espressioni verbali, di cui sia possibile comunicare l’interpretazione ortodossa, ossia s’intende la loro, per via cerebrale.[5]

Per quanto riguarda noi, moderni Martinisti, Massoni, Compagnons, Tagliapietre, Rosacrociani, in una parola, Iniziati, dobbiamo aderire all’invito di Agrippa (e del Reghini con lui) a non metterci contro la scienza e a non impelagarci dogmaticamente in più o meno complessi sistemi religiosi distaccati da ogni realtà, ma a proseguire sul nostro cammino con i mezzi delle Iniziazioni che abbiamo, magari dando maggior credito a quelle vie tradizionali che tanto patrimonio di spiritualità e di sapienza contengono. Vie come quelle citate in precedenza, che vengono da quei filoni qabbalistici, alchemici, ermetici, di mestiere che formano l’Iniziatismo della nostra cara vecchia Europa.

In ogni caso non è la scienza a essere nemica degli Iniziati. Anzi! La scienza, essendo fonte di sapere, non può che essere amica e strumento dell’Iniziato che da essa può conoscere il mondo materiale e avere nuovi spunti per trovare con la sua esperienza e la sua coscienza nuove e più vaste corrispondenze col mondo dello Spirito. La stessa teoria dell’evoluzione, tanto criticata dai bigotti, non solo non nega l’esistenza e il potere di Dio, non solo non toglie a nessuno il diritto e il modo di credere che l’Universo sia stato creato da Dio, ma dà un arnese eccezionale a chi è capace di usarlo per comprendere come Dio agisca e come abbia creato il nostro mondo, un’utensile per capire come funzionano anche le sfere divine e il mondo dello Spirito, in armonia col principio della Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto:

Il vero senza menzogna, è certo e verissimo.

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.

E questo vale per tutte le teorie scientifiche (che in quanto “teorie” e non “ipotesi” sono dimostrate dai fatti, pur essendo sempre perfettibili).

Ovviamente la scienza non va citata a vanvera, ma va conosciuta in modo sufficientemente approfondita. Oggi tra i cultori dello pseudo-esoterismo sono molto di moda termini come “DNA” o “fisica quantistica”, ma i loro discorsi dimostrano chiaramente come non abbiano idea di cosa siano in realtà queste cose. Se fosse altrimenti, non direbbero certe scempiaggini! L’Iniziato non si può accontentare di poche nozioni superficiali, ma deve indagare bene i suoi oggetti di studio, fino a comprendere adeguatamente e poter quindi arricchire la propria via con nuove conoscenze e concetti. Se non si ha questa possibilità o se un certo tipo di conoscenza o di approccio non è nelle sue corde, deve lasciar stare e non cedere alla tentazione di prendere pochi elementi mal digeriti e decontestualizzati che potrebbero solo creare confusione e false idee. Come si sul dire, le vie del Signore sono infinite e non è necessario seguire l’una o l’altra via se non la si sente come propria. Ciò che per me può essere utile, piacevole e perfino divertente, per un altro potrebbe essere solo una gran noia e un macigno che rallenta il percorso e non serve a nulla. Se poi incontriamo qualche nozione che ci è ostica e che non comprendiamo appieno, possiamo sempre armarci della buona vecchia Umiltà e chiedere lumi a qualche Fratello o amico che ne sappia più di noi su quell’argomento.

Concludo quindi questo fin troppo lungo articolo con l’augurio a tutti i Fratelli, a qualunque Via appartengano, di buon Lavoro, invitandoli a leggere e studiare i grandi classici dell’Iniziatismo quali Arturo Reghini, Enrico Cornelio Agrippa, Fulcanelli, Eugène Canseliet… imparando a discernere i Maestri seri, da ciarlatani, cialtroni e truffatori.

Un Triplice Fraterno Abbraccio,

Enrico Proserpio

[1] Arturo Reghini, “Enrico Cornelio Agrippa e la sua magia”, pubblicato come prefazione a “La filosofia occulta o la magia” dello stesso Agrippa, edizioni Mediterranee, 2011, primo volume, pagine LXXXIX e XC.

[2] Matteo, capitolo 7, versetto 6, Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, 2002.

[3] Arturo Reghini, “Enrico Cornelio Agrippa e la sua magia”, pubblicato come prefazione a “La filosofia occulta o la magia” dello stesso Agrippa, edizioni Mediterranee, 2011, primo volume, pagina CXXXII.

[4] Arturo Reghini, “Enrico Cornelio Agrippa e la sua magia”, pubblicato come prefazione a “La filosofia occulta o la magia” dello stesso Agrippa, edizioni Mediterranee, 2011, primo volume, pagina CXXXII.

[5] Arturo Reghini, “Enrico Cornelio Agrippa e la sua magia”, pubblicato come prefazione a “La filosofia occulta o la magia” dello stesso Agrippa, edizioni Mediterranee, 2011, primo volume, pagina CXXXIII.

Posted on Novembre 12, 2017 in Articoli, Tavole di Loggia

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Response (1)

  1. Enrico Iaccino Name (required)
    Novembre 12, 2017 at 11:10 pm · Rispondi

    Sono uno studioso di Filosofia Ermetica e di Alchimia e condivido in pieno lo spirito dell’articolo di Enrico Proserpio. E’ uno dei pochi scritti che riesce a fare chiarezza su un argomento ostico qual è quello inerente alle dottrine esoteriche ed alle società iniziatiche che ad esse si richiamano;sono analizzati in modo appropriato ed approfondito i rapporti tra le antiche dottrine, le scienze ufficiali e le religioni, tutti rami della stessa pianta che hanno preso direzioni diverse nel corso dei secoli. Tutte le filosofie, tutte le scienze, tutte le religioni, tutte le arti derivano da un’ unica Filosofia/ Scienza originaria che si esplica sul piano universale, dove operano all’unisono Spirito e Materia, per dare un senso alle cose esistenti. E’ ciò che è espresso nella Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto( tre volte grande, perché padrone delle tre parti della Filosofia: l’ Alchimia, la Magia, e l’Astrologia).

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